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Buddhismo impegnato / Volontariato con Ayslum Seekers

Come possiamo portare il Buddismo Impegnato nella nostra vita quotidiana?  Intervistiamo Joe Holtaway, amico di lunga data del Plum Village, sulla sua esperienza di volontariato presso un centro diurno per richiedenti asilo e sulla sua esperienza nel centro durante il COVID-19.

Joe pratica da molti anni nella nostra tradizione e hA trascorso qui a Plum Village, in Francia, alcuni mesi della sua vita.  È attivo nel Wake Up London come facilitatore e membro del team di accoglienza.

A short poetic video has been made featuring Joe’s work at the Center

Ci vorresti raccontare qualcosa della tua attività di volontariato al centro diurno per richiedenti asilo?

Circa un anno fa ho iniziato a fare volontariato con il Southwark Day Center for Asylum Seekers, che offre i suoi servizi tre giorni alla settimana in diverse chiese.

Volevo essere coinvolto e lavorare con i rifugiati e i richiedenti asilo, sentivo molta compassione per quello che leggevo sui giornali. Gli sbarchi, le molte persone che muoiono durante il viaggio cercando di raggiungere un altro paese.  Sentivo di volerne davvero sapere di più, essere coinvolto attivamente, incontrare persone che hanno dovuto affrontare quel viaggio. Così ho iniziato a studiare le norme che regolano l’immigrazione qui nel Regno Unito, mi sono confrontato con alcuni amici impegnati nell’attivismo in questo settore, ed ho scoperto che il sistema non funziona molto bene.

 La politica del Regno Unito sull’immigrazione, negli ultimi anni, aveva mirato a creare quello che è stato definito un “ambiente ostile” e l’eredità di questa politica è evidente ancora oggi.  Ho conosciuto alcune persone che hanno incontrato gravi difficoltà a causa di questo sistema.  Quando ho fatto delle ricerche per capire in che modo potevo essere utile, ho trovato questo posto, il Southwark Day Center for Asylum Seekers.

Stavano cercando qualcuno che curasse il giardino.  Il piccolo lotto di terreno di Asylum Seekers è molto vicino a casa nostra.  Ogni martedì mattina, alcuni di noi si occupano del giardino e della proprietà, poi camminiamo per 15 minuti, fino alla chiesa.

Al centro di solito ci sono da cinquanta a cento persone, comprese le famiglie che vengono per i grandi pasti condivisi, e poi partecipano a diverse attività come lezioni d’arte, arteterapia e lezioni di inglese.  Ci sono vestiti per chiunque ne abbia bisogno.  C’è un piccolo asilo nido che si prende cura dei bambini. Cosa ancora più importante, ci sono volontari che offrono consulenze sull’immigrazione, sono formati per assistere le tante persone che devono compilare moduli, fare telefonate. 

È un’opportunità per l’interazione sociale e per la costruzione di una comunità multietnica.  Ci sono persone provenienti da tutto il mondo.  Nel 2019, il 28% delle persone proveniva dalla Nigeria, seguita dall’Iran e poi dalla Costa d’Avorio, Iraq, Afghanistan, Eritrea, Sud Sudan, Sierra Leone.

I will share my time, energy, and material resources with those who are in need

The Second Mindfulness Training

In che modo il Covid-19 ha cambiato le cose?

Quando è iniziata la crisi del Coronavirus tutte le attività sono state concentrate in un solo giorno, in un’unica chiesa.  Il centro si è trasformato in una banco alimentare, perché distribuire cibo è diventata la priorità.  Abbiamo ricevuto molte donazioni di cibo, ognuno aveva il suo ruolo: apparecchiare i tavoli, disfare le borse, smistare i diversi generi alimentari – dividere le proteine dai carboidrati, i cereali per la colazione… – confezionare il cibo e prepararlo per essere distribuito.  Uno dei miei compiti era di comprare le verdure al mattino e portarle al centro con il rimorchio per la bici.

Ogni settimana abbiamo distribuito confezioni a 60 o 70 famiglie che venivano al centro, e poi altre 30 o 40 sono state consegnate a domicilio.  Il centro non aveva mai organizzato un banco alimentare prima, ma le tre donne straordinarie che lo gestiscono – Putina, Pauline e Vanessa – sono state molto intraprendenti.  Durante questo periodo, abbiamo continuato ad offrire anche vestiti e consulenze sull’immigrazione.

In che modo le pratiche di Plum Village ti hanno aiutato?

A volte i ritmi del centro possono essere piuttosto caotici.  Capita di svolgere il proprio compito e intanto succede qualcos’altro,  persone che arrivano con del cibo, qualcosa che cade dal tavolo o qualcuno che ti fa una domanda.  La consapevolezza mi ha aiutato a creare un’energia costante.  Uso la pratica della consapevolezza del corpo per cercare di rimanere con i piedi per terra.  Ad esempio, posso ascoltare il mio respiro mentre preparo le scorte alimentari.  Questo mi ha aiutato a sentirmi entusiasta di tornare ogni settimana e non consumare tutta l’energia.

Spesso c’è abbastanza tempo per sedersi e scambiare qualche parola con gli ospiti.  Sono molto interessato a ascoltare le persone, condividere la loro storia, da dove vengono e come è andata la loro vita dopo essere arrivate qui.

Negli ultimi anni c’è stato un aumento notevole di richiedenti asilo nel Regno Unito.  È necessario aspettare a lungo prima ottenere una risposta.  Molte persone che assistiamo  aspettano per più di cinque anni.  Oggi ho parlato con una persona che aspetta da 14 anni!

Durante l’attesa c’è l’obbligo di presentarsi al Ministero degli Interni. È un processo lungo e complesso e in tanti si sentono tristi e frustrati. I richiedenti asilo alloggiano in abitazioni messe a disposizione dal governo che ora sono gestite da privati.  A causa di tutte queste difficolta, c’è molta sofferenza, speso insorgono problemi di salute mentale.

Sono davvero interessato a acquisire le competenze necessarie per offrire consulenze sull’immigrazione, ma al momento non posso essere di aiuto in modo così specifico.  Quello che sento di poter fare in questo momento è ascoltare, ed è allora che entra in gioco la pratica dell’ascolto profondo. Restare solo seduto, essere stabile e calmo, nel mio corpo, mantenendo il contatto visivo e alimentando la mia compassione.  Sono molto contento quando qualcuno si apre e mi parla di quello che sta vivendo, di come si sente, è successo parecchie volte.

A volte ho la mia chitarra con me, e quando le persone la vedono, vogliono suonarla.  Abbiamo fondato questo piccolo gruppo di canto che ora si è trasformato in una attività regolare, dopo pranzo.  Ho presentato alcune delle canzoni di pace di Plum Village, come “Io e te” e “Giù al fiume per pregare” e “La pace è il fiume”.  Altri hanno portato le loro canzoni e abbiamo scritto i testi, li abbiamo imparati insieme.  Questo è un ottimo modo per portare gioia.

Cosa è che ti ha emozionato o commosso della tua esperienza al centro?

Il rapporto con Godfrey è stato davvero importante.  Chiede asilo e frequenta il centro da molto tempo.  Fa davvero parte della gruppo e ama essere coinvolto nella costruzione della comunità. In Kenya ha aiutato organizzare la squadra di calcio locale.  Ama anche il ballo e le danze coreografiche.  Spesso prendiamo la chitarra e iniziamo a cantare mentre le persone stanno aspettando.

Abbiamo stretto amicizia  facendo giardinaggio e parlando di Dio e della meditazione.  Entrambi vediamo il giardinaggio come una forma meditazione, di pace.  Gli ho parlato della mia comprensione di Dio attraverso il buddismo e i quaccheri.  Godfrey ha ricevuto la sua formazione spirituale nella chiesa carismatica.  In realtà, abbiamo parlato molto di amore – una parola a cui torniamo sempre.

Le conversazioni che ho avuto con le persone del centro sono bellissime, ma ci sono stati anche momenti di quiete, anch’essi meravigliosi.  A volte, quando tornavamo dal giardino smettevamo di parlare, restavamo insieme.  Ci conoscevamo un poco, quindi potevamo semplicemente trovare agio nel silenzio.  È davvero bello.

Che consiglio daresti a chi pensa al volontariato o a impegnarsi seriamente in una causa a cui tiene?

Mi piace questa risposta di Thich Nhat Hanh, quando gli viene chiesto cosa fare quando ci sono così tanti problemi urgenti:

“Scegli una cosa, fai questa cosa molto profondamente e con attenzione, e farai tutto quanto allo stesso tempo.

Thich Nhat Hanh

Sento che possiamo iniziare soltanto da dove siamo, osservando nella nostra mente il seme della volontà di aiutare, contemplarlo per noi stessi. Ho incominciato volendo sapere tutto, volendo essere davvero coinvolto.  Quando sono arrivato lì ho capito che quello era un Sangha.  Una comunità di persone in cui tutti fanno la loro piccola parte per aiutare gli altri.  Il passo successivo è stato trovare quello che posso fare, e farlo bene.  Questo richiede del tempo.

Penso che avere la consapevolezza di ciò che sta già accadendo sia importante.  È come con le parole sul vetro colorato della sala di meditazione Stillwater di Upper Hamlet, “Mindfulness, Concentration, Insight”.  Se abbiamo la consapevolezza e la concentrazione, allora sorge l’insight.  L’intuizione è quello che posso fare per aiutare.  Questa intuizione cresce.  Ho assunto maggiori responsabilità mentre ero lì.  Ad ogni passo, osservo la situazione e vedo che “sì, è qualcosa che so di poter fare bene, quindi lo farò”.  Ci vuole tempo.

Qui puoi ascoltare la musica di Joe

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What is Mindfulness

Thich Nhat Hanh January 15, 2020

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